<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3207885</id><updated>2011-04-21T16:54:41.300-07:00</updated><title type='text'>titoli</title><subtitle type='html'>Undici consigli per dare un buon titolo al tuo script. 

di William Martell, uno dei più attivi insegnanti di script sul web.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://titoli.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3207885/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://titoli.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>giovanni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14225271171842731786</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>1</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3207885.post-7094201</id><published>2001-11-13T11:33:00.000-08:00</published><updated>2001-11-13T11:33:46.180-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;b&gt;IL TITOLO &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;di William C. Martell &lt;br /&gt;traduzione di g.b.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt; Il titolo&lt;/b&gt;. E’ la prima cosa che ognuno noterà nella tua sceneggiatura. E non avrai una seconda possibilità di dare una “prima impressione”. Tra tutte le 20.000 parole che formano la tua sceneggiatura, tutte importanti, queste due o tre formeranno l’identità della tua sceneggiatura. Il titolo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trovare il titolo giusto per il tuo script è una delle decisioni più importanti che prenderai… come dare il nome a un bambino. Direte: sono solo un paio di parole, giusto? Perché pensarci tanto? Per questo: perché meno sono le parole, più lavoro è richiesto, dato che ogni parola diventa più importante. Il tuo titolo è una pubblicità per la tua sceneggiatura. E tu vuoi venderla, no? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;UNDICI CONSIGLI PER I TITOLI &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) &lt;b&gt;Un buon titolo riflette il tono e il genere della sceneggiatura&lt;/b&gt;. Se hai cominciato a leggere uno script dal titolo “Fluffy Bunny”, coniglio soffice, non ti aspetterai che ci sia una violenta storia d’azione. Sarebbe una pubblicità ingannevole! Tu hai preparato il lettore alle avventure di un piccolo coniglio carino, poi gli dai combattimenti di mitra. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intitola lo stesso script “First Blood”, primo sangue, e avrai preparato il lettore. Gli script di azione dovrebbero avere titoli che SUONANO come film d’azione. E così, va bene se una commedia ha un titolo divertente, e un film epico un titolo grandioso, e un film per bambini avrà bisogno di un titolo bizzarro, soffice e buffo… I titoli che non coincidono con il genere del film sono difficili da ricordare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se cerco di ricordare il titolo di un film d’azione su un veterano del Vietnam che si porta addosso la guerra anche quando torna a casa, “Fuzzy Bunny” non si ficcherà mai nella mia mente. E tu non vuoi che la tua sceneggiatura venga dimenticata!!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2)&lt;b&gt; Il titolo deve uscir fuori dalla storia&lt;/b&gt;. In questo modo si lega il titolo alla storia, rendendo più semplice il ricordare e creando una forte identità alla sceneggiatura. Il tuo veterano del Vietnam sta per affrontare un cattivo in un duello. In un duello, il primo combattente a ferire l’altro di solito è avvantaggiato… La parola che indica tutto ciò è “primo sangue”. Il titolo esce dal duello fra i due personaggi… La storia e il titolo sono legati. Facile da ricordare, no?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) &lt;b&gt;Un buon titolo è a prova di idiota&lt;/b&gt;. Ho un amico che usa citazioni per i titoli. Il problema è che questo richiede che lo spettatore sia istruito come lui… e non è sempre così. Il cinema è un divertimento popolare. Il 99 per cento degli spettatori NON sono laureati in Lettere! Se il pubblico non sa la citazione, il tuo titolo intelligentissimo diventa solo un insieme di parole sconnesse, per il pubblico. Come può ricordarlo? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il titolo del film di James Bond “The World is Not Enough”, il mondo non basta, è una citazione dal romanzo di Bond “Al servizio segreto di Sua Maestà”… ma se non abbiamo letto il libro è solo un insieme di parole. Di certo NON suona come un film d’azione. Io ho letto “Al servizio segreto di Sua Maestà” eppure non mi ricordavo la frase, finché qualcuno non me lo ha detto. Non puoi aspettarti che il pubblico sappia la citazione! Non puoi aspettarti che il pubblico sappia NIENTE! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tuo titolo deve DIRE loro qualcosa sul tuo script, non deve chieder loro di sapere qualcosa. Prima che “The Full Monty” venisse fuori tutto il cast del film si è fatto il giro del mondo per spiegare che cosa significasse quella frase solamente inglese. Non sto dicendo che non dovreste usare citazioni per i titoli, solo che la citazione deve stare in piedi da sola: deve avere un significato INDIPENDENTE dal testo da cui è tratta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è un film con Charles Bronson che prende il titolo dal “Giulio Cesare” di Shakespeare, chiamato “The Evil Men Can Do”, il male che gli uomini possono fare. Questo titolo SUONA come un film da Charles Bronson. Gli uomini fanno il male! Il titolo funziona anche se tu non sai la citazione… Così, anche se tu non sai il termine “primo sangue” nei duelli, il titolo ci dice che il film conterrà azione violenta. Se c’è un primo sangue, vuol dire che ce ne sarà un secondo! E magari un terzo sangue, e un sacco di sangue!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non te ne venir fuori con un titolo che solo un genio come te può capire e ricordare. Tu vuoi che anche i bambini di dieci anni capiscano il tuo titolo! Ognuno dovrebbe essere capace di “prendere” il tuo titolo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4) &lt;b&gt;Un buon titolo “prende”. &lt;/b&gt;Il titolo deve avere un SUONO. E’ facile da pronunciare, rotola nella lingua. Ha un ritmo. “Saving Private Ryan” ce l’ha. Le tre parole che formano “Saving Private Ryan” sono omogenee: tre parole di due sillabe – ritmo trocaico, avrebbero detto i latini, battere levare, battere levare, tùm tum tùm tum tùm tum - .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le prime due parole sono divise dalla lettera V (saving, private), le ultime due usano entrambe una “a” nella seconda sillaba (pràivat, ràian). Questo crea un ritmo, una tonalità, quasi una poesia in tre parole. “Dog Day Afternoon” usa l’allitterazione – Dog, Day – e una combinazione di parole corte e dure, e di melodiosi trisillabi (af-ter-noon). Così, “Silence of the Lambs” comincia e finisce con un sibilo! (Silence, lambs…).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5) &lt;b&gt;Il test del parcheggio&lt;/b&gt;. Sei appena uscito dal cinema, dall’altra parte del parcheggio c’è un amico, che ti chiede “che cosa hai visto?”, e tu gli dici il nome del film. Capisce ESATTAMENTE che tipo di film sei andato a vedere? Se il tuo titolo è “Star Wars: Episode One – The Phantom Menace” probabilmente non lo sentirà tutto… o non sarà capace di recepirlo tutto, sopra il rumore. Questo titolo è troppo lungo e complicato, a meno che il tuo nome non sia George Lucas e che la gente non abbia aspettato vent’anni per vedere il tuo prossimo film!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tieni i tuoi titoli semplici. Vuoi la gente possa consigliare il film agli amici dall’altra parte del parcheggio… o all’impiegato della casa di produzione, incontrato per caso dall’altra parte della strada.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;6) &lt;b&gt;Storia condensata&lt;/b&gt;. Se hai una sceneggiatura che può essere riassunta in due o tre parole, probabilmente questo diventerà un gran titolo. “The Man Who Knew Too Much”, “L’uomo che sapeva troppo” non è soltanto un titolo che cattura nel suono (con tutte quelle “oo”, u in italiano) , ma è anche un titolo che racconta la storia. Così come “La signora scompare” e molti titoli di Hitchcock. Non devi fare grandi sforzi per immaginarti di che cosa parli” La mummia”, e se dovessi scrivere una versione per il cinema di “Romeo e Giulietta” quale miglior titolo potrebbe esserci di “Romeo Must Die”, “Romeo deve morire”? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se tu riesci a condensare la tua sceneggiatura di 110 pagine in una sinossi di 70 parole, e poi condensarla ancora in una frase di una dozzina di parole, allora puoi restringerla fino a una manciata di parole per un titolo. Non dico che sia facile, solo che è possibile. I titoli che raccontano la storia sono il miglior tipo che si possa avere!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7) &lt;b&gt;Titoli a doppio taglio&lt;/b&gt;.  Un esempio. Un romanziere ha una storia di spie che rischiano la vita per i loro affari illeciti, e perché si innamorano l’una dell’altra. E lo chiama “The Secret Lovers”. Il titolo si può riferire sia agli amanti segreti (dunque all’affair sentimentale), sia agli amanti dei segreti (le spie). Il titolo perfetto! Da qualsiasi parte lo guardi, riflette la storia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8) &lt;b&gt;Titoli con nomi propri&lt;/b&gt;. Se la tua sceneggiatura è su un tipo che si chiama William, perché non chiamarlo “William”? Il problema è che lo script prende il nome da un personaggio sul quale non sapremo niente fino a quando non avremo pagato il biglietto. Il titolo non funziona da pubblicità. E non dà alla sceneggiatura alcuna identità. Non ci sono indizi sull’argomento della storia, e non è neanche intrigante. E’ un titolo senza forza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche quando chiamiamo una sceneggiatura “Sommersby” siamo nei guai. Abbiamo un nome molto particolare, ma difficile da ricordare. E non ci dice ancora niente sulla storia… Non abbiamo idea che parli di un uomo creduto morto, che torna dalla moglie, e trova un’altra situazione… La maggior parte della gente che ha visto il film non ricorda il titolo. Mia madre lo chiama “quel film di Richard Gere e Jodie Foster”, ciò che lo farebbe fallire al test del parcheggio. Può capitare che qualche film con un nome nel titolo funzioni. Ma solo se c’è una grande star  a sostenerlo. Al punto in cui scriviamo, non abbiamo una star. Solo una sceneggiatura. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9) &lt;b&gt;Titoli simili ad altri&lt;/b&gt;. Il titolo deve dare identità alla sceneggiatura. Non usare un titolo che potrebbe essere confuso con un altro. “Il fantasma” e “La minaccia fantasma” sono difficili da distinguere al pacheggio. E anche chi legge i copioni può domandarsi se non l’abbia già letto.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;10) &lt;b&gt;Titoli che muovono una domanda o che implicano sesso&lt;/b&gt;. “L’uomo da braccio d’oro” mi spinge a chiedermi perché questo braccio è fatto d’oro – risposta: lui è un eroinomane, che mette ogni centesimo che guadagna dentro le vene del suo braccio. Un titolo intelligente che propone una domanda coinvolge il lettore ancor prima che abbia aperto la sceneggiatura. Anche il sesso vende. Tutti vorremmo ricevere una “Proposta indecente” e ci chiediamo che cosa facciano quelli che seguono i “Basic Instincts”. Stuzzica il pubblico con il tuo titolo e verranno nel cinema per vedere tutto lo spettacolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;11) &lt;b&gt;Clichés nei titoli&lt;/b&gt;. Le frasi comuni sono facili da ricordare. Ma è un’arma a doppio taglio. “A prima vista”, per esempio. Sappiamo che si dice “amore a prima vista”, quindi la sceneggiatura prende una identità romantica. Ma è anche un titolo a doppio taglio, perché il protagonista subisce una operazione per guarire dalla cecità. Puoi anche rovesciare il cliché, creando qualcosa di al contempo nuovo e familiare. “Margine di errore” può diventare “Margine di terrore”. Un po’ come fanno nei titoli sull’Espresso e su Panorama. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I titoli sono il primo esempio della tua creatività che un produttore vedrà. Se le due o tre parole con cui chiamo la mia sceneggiatura sono noiose, immagina quanto noiose saranno 110 pagine di parole mie! Usa questi consigli per venirtene fuori con titoli memorabili per la tua sceneggiatura. E’ il tuo bambino, dagli un buon nome!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.sceneggiatura.blogspot.com"&gt;Torna alla Home Page&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="mailto:libera@dada.it"&gt;Scrivimi &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.libera.freeweb.org"&gt;Vai al sito di "L ."&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3207885-7094201?l=titoli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3207885/posts/default/7094201'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3207885/posts/default/7094201'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://titoli.blogspot.com/2001_11_11_archive.html#7094201' title=''/><author><name>giovanni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14225271171842731786</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry></feed>
